Ispirazioni

Il mio albero di Natale per il 2020

Quando vedi una buona idea

Qualche giorno fa, navigando su facebook, ed in particolare sul gruppo di SongPop Italia, mi imbatto in un post dal commento

Gli alberelli…quelli belli….😉🥰Buona domenica 🌲🎅⭐

a cui è associata una foto di un gruppo di album musicali (misti tra CD e Vinile) messi a forma di albero di natale

L’alberello ispiratore. Grazie Sonia

Vista la mia passione per la musica, mi è subito venuta voglia di farlo anch’io.

Questo, però, creava un problema: quali album scegliere per il mio alberello?

La Scelta

Dopo qualche giorno di rimuginamenti vari, mi è venuta l’idea giusta: avrei composto il mio albero di natale, mettendo insieme gli album che ho preferito tra quelli che ho ascoltato nel 2020, ed i miei preferiti di ogni tempo, ed ecco il risultato

Il mio alberello di Natale per questo 2020

E siccome a me piace che le cose siano chiare, ecco una foto con una prima indicazione

L’albero di natale spiegato

Ed ecco l’elenco completo degli album che hanno composto il mio alberello.

I miei ascolti top per il 2020 sono:

  • 16°: From Ancient Times degli Ainur. Una splendida voce femminile, con un contraltare maschile perfetto al servizio del prog e del folk, con un amore sconfinato per J.R.R. Tolkien
  • 15°: Something Wicked Marches In degli Vltimas. Mille sfumature di rabbia
  • 14°: Aeromantic dei The Night Flight Orchestra. Quando musicisti di gruppi di metal estremo si mettono assieme per scrivere splendide lettere d’amore al rock degli anni ’80
  • 13°: Retoxed degli House of Shakira. A.O.R. ai massimi livelli (e poi il concerto registrato sul bonus disc è una bomba)
  • 12°: Power Up degli AC/DC. Che ve lo dico a fare? Inizi a battere il piedino quando inizia il disco, e non la smetti fino alla fine
  • 11°: Sørgekåpe di Kari Rueslåtten. Lei, Anneke Van Giersbergen, Cristina Scabbia, Sharon Den Adel, Tarja Turunen e Floor Jansen hanno voci talmente belle e personali che potrebbero anche cantarti la lista della spesa e non si può evitare di esserne estasiati
  • 10°: Tg25: Live at Doornroosje dei The Gathering. Un concerto per i 25 anni di attività con tutti i musicisti che hanno fatto parte dei The Gathering nel corso della loro storia… compresa una certa Anneke Van Giersbergen (che ho detto poco sopra)?
  • 9°: Ordinary Man di Ozzy Osbourne. Il ritorno del madman per eccellenza, a 10 anni di distanza, è un capolavoro dolente che sarebbe perfetto come canto del cigno di una carriera memorabile (ma sappiamo tutti che non ci si può fidare di un pazzo)…
  • 8°: Letter to You di Bruce Springsteen. Un album splendido, che parte con un taglio intimista e poi, dalla seconda canzone, sprigiona un’energia pazzesca che cresce pezzo dopo pezzo. Un altro capolavoro per una vera e propria icona della musica Rock.
  • 7°: Moment dei Dark Tranquillity. Un album che viaggia in equilibrio perfetto tra le sfuriate tipiche del Death Metal Svedese, ed i momenti più intimi sottolineati dalla voce in modalità pulita di Mikael Stanne. Era dai tempi di Projector che un album dei DT non mi colpiva in questo modo. Grazie Alfonsina per avermelo consigliato.
  • 6°: Stairway to Valhalla (reissue) dei Nanowar of Steel. Riedizione del loro album del 2018 con allegato un bonus disc contenente tutti i pezzi messi negli anni su video di youtube che ancora non avevano pubblicato su disco. Basterebbe la sola Valhalleluja a giustificare l’acquisto del disco, ma qui c’è musica suonata benissimo, liriche di grandissima sagacia e, se sei addentro al mondo della musica metal, ridi come un pazzo dall’inizio alla fine per l’insieme di riferimenti contenuti nei testi. Fenomenali.
  • 5°: “Cosa potrebbe mai andare storto?” di Simone Cicconi. Fin da quando, su Classix, ho visto che c’era una recensione su un disco intitolato “cosa potrebbe mai andare storto?” ho deciso che quello sarebbe stato l’album perfetto per il 2020, prima ancora di sentirne una sola nota. Quando poi l’ho anche ascoltato, mi sono reso conto che meritava decisamente.
  • 4°: “The First 40 Years” dei Pendragon. Raccolta composta da 2 loro album reinterpretati con la nuova formazione + altri 3 cd che contengono il concerto che hanno fatto a Londra nel 2018 per celebrare i 40 anni della loro attività… anche solo a sentirlo su CD è un concerto magnifico.
  • 3°: “Distant Memories: Live in London” dei Dream Theater. Il documento della tournee di “Distance Over Time” dove è stato suonato integralmente, per la seconda volta nella storia, “Metropolis pt 2: Scenes From a Memory” per celebrarne i 20 anni. Io sono stato presente alla data del Forum di Assago ed è stato uno dei concerti più belli della mia vita.
  • 2°: “Transitus” degli Ayreon. Il primo e vero “musical” degli Ayreon, basato su un concept di ambientazione gotica, anziché fantascientifica, e su canzoni di breve durata, piuttosto che su suite molto articolate. Arjen Lucassen dimostra tutta la sua versatilità ed il suo genio riuscendo a creare un album stupendo, anche stando lontano dal canone che aveva creato nei suoi lavori precedenti legati al progetto Ayreon.
  • 1°: “Electric Castle Live and Other Tales” degli Ayreon. La testimonianza degli show in cui Arjen ha portato sul palco, facendolo eseguire integralmente, “Into the Electric Castle”. Monumentale. Un pezzo di storia della musica, a cui ho avuto la fortuna di assistere e che mi rimasto letteralmente impresso a fuoco nei ricordi.

Mentre il top di tutti i tempi è composto da:

  • 10°: “ZZ Top’s First Album” degli ZZ Top. IL rock blues nella sua espressione più pura.
  • 9°: “Master of Reality” dei Black Sabbath. L’espressione più cupa del disagio che si abbatte sui miei 14 anni.
  • 8°: “Snakes and Arrows” dei Rush. Poesia, musica e tecnica sopraffine per un gruppo che non perde un’oncia della sua vena di ispirazione nonostante il passare dei decenni.
  • 7°: “Contagion” degli Arena. Uno dei concept più cupi che mi è mai stato dato di ascoltare, con una delle musiche che meglio si destreggia tra rabbia, malinconia e senso di colpa.
  • 6°: “Imaginos” dei Blue Öyster Cult. L’album maledetto per eccellenza, ai tempi rinnegato dalla stessa band che lo aveva composto… ma resta un capolavoro assoluto e visionario.
  • 5°: “Snow” degli Spock’s Beard. Un concept che parla della voglia di rivalsa e di affermazione attraverso la musica di un ragazzo ritenuto “diverso” dal paese delle provincia americana in cui viveva, perché albino. Anche qui musica e poesia si intrecciano alla perfezione e poi, questo album, contiene quelle che, a mio parere, sono il più bell’inno all’amicizia, e la più grande canzone d’amore di tutti i tempi.
  • 4°: “Dead Winter Dead” dei Savatage. Concept sulla guerra civile Jugoslava degli anni ’90 del secolo scorso. Musica e testi intensi e struggenti al massimo grado, con la penultima canzone che diventa la genesi del progetto parallelo Trans-Siberian Orchestra e con l’ultima canzone che è il più bell’inno alla speranza di ogni tempo.
  • 3°: “Into the Electric Castle” degli Ayreon. Il capolavoro indiscusso di un genio visionario che ha saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo e, nel suo ultimo tentativo da “o la va o la spacca” ha trovato il successo che gli ha poi consentito di creare un vero e proprio poema epico di fantascienza che coinvolge tutta la storia dell’umanità ed anche oltre. E poi ha il più commovente e soffuso canto di morte che io abbia mai sentito.
  • 2°: “The Wake of Magellan” dei Savatage. Se “Dead Winter Dead” era una pietra miliare del metal sinfonico, con “The Wake of Magellan” i Savatage hanno creato una vera e propria sinfonia metal, usando gli strumenti del metal per ricreare le dinamiche di una vera e propria opera di musica classica. E poi la sua storia di un vecchio marinaio che decide di lasciarsi morire andando alla deriva nell’oceano con la sua barca, ma mentre si trova nel cuore della tempesta in cui stava navigando per l’ultima volta, si accorge della presenza di un naufrago e rinuncia al suo proposito di morte per portare il naufrago in salvo, mi ha letteralmente salvato la vita.
  • 1°: “Beethoven’s Last Night” dei Trans-Siberian Orchestra. Premesso che i Trans-Siberian Orchestra altri non sono che i Savatage con un’orchestra sinfonica di supporto, questo resta per me il più grande album di tutti i tempi. Musica classica, Metal, Poesia e Tensione Drammatica si uniscono alla perfezione per narrare una storia tanto fantastica quanto commovente, sull’ultima notte di vita di Ludwig Van Beethoven, impegnato a scrivere la sua decima sinfonia. E in questo album c’è anche la canzone che mi ha fatto cambiare prospettiva sia su di me che sulla mia vita.

Anche se ho la sensazione che, dopo il 2021, questa lista rischierà di subire qualche variazione…

Foto di Christine Schmidt da Pixabay 

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