Gli Album

Ayreon, gli album da studio parte 2

1996: ACTUAL FANTASY

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LA SCALETTA

  1. Actual Fantasy [1:33]
  2. Abbey of Synn [9:34]
  3. The Stranger From Within [7:40]
  4. Computer Eyes [7:27]
  5. Beyond the Last Horizon [7:35]
  6. Farside of the World [6:20]
  7. Back on Planet Earth [7:04]
  8. Forevermore [7:16]

LA FORMAZIONE

N.B. la presenza di testo in parentesi a fianco di un cantante o di uno strumentista, indica le canzoni in cui è intervenuto rispetto al suo ruolo; l’assenza di testo in parentesi indica che ha mantenuto quel ruolo, o suonato quello strumento, per tutte le canzoni del disco.

Cantanti

  • Edward Reekers
  • Okkie Huysdens
  • Robert Soeterboek
  • David Bauchwitz: voce di “Little Boy” (traccia 1)
  • Kiki Holleman: voce di “baby” (traccia 8)

Strumentisti

  • Arjen Lucassen: chitarra, basso, tastiere, sintetizzatore
  • Floortje Schilt: violino

Strumentisti con parti in canzoni specifiche

  • Cleem Determeijer: arrangiamento strumenti ad arco (tracce 1, 3, 7 e 8) e assolo di sintetizzatore (tracce 3 e 4)
  • Rene Merkelbach: organo hammond e assolo di sintetizzatore (traccia 2)

LA RECENSIONE

Unico album della storia degli Ayreon ad essere un insieme di canzoni separate e distinte, con ognuna di esse che ci narra una storia a sé stante, alcune delle quali scritte proprio dallo stesso Lucassen e altre, invece, ispirate a film o ad altre opere d’arte, rappresenta un’eccezione nella discografia degli Ayreon sotto molti punti vista. Oltre a non essere una rock opera, infatti, è l’unico album in cui non c’è un batterista, ma tutti i suoni di batteria sono campionati, a cercare di dare al suono dell’album una componente di atmosfera elettronica, più in linea con il tema comune a tutte le canzoni dell’album, ovvero la fantasia e la fantascienza, ed è anche l’album con la lista di ospiti più ridotta della sua discografia. Il disco parte con un pezzo che è una intro orchestrale con una voce infantile che recita un invito a sederci, rilassarci e lasciarci andare in un mondo “tanto reale quanto tu vuoi che sia”, dopo di che si entra subito nel vivo con “Abbey of Synn” che, oltre ad essere il pezzo più lungo dell’album, è ispirato al romanzo di Umberto Eco “Il nome della Rosa” ed anche al film che ne è stato tratto. Da questo momento in avanti, il lavoro delle tastiere e delle chitarre che si rincorrono per tutto l’album, crea un’alternanza di momenti soffusi, in cui l’atmosfera elettronica è più distinguibile, e di momenti oscuri, dove il metal ritorna in maniera prepotente, nelle atmosfere dei suoi generi più cupi, anche se non i più violenti.

L’album in sé è una buona prova che ha l’unico difetto di essere uscito dopo un esordio che, ai tempi, aveva molto ben impressionato la critica di settore e, forse per questo, quando è uscito è stato un po’ sottovalutato, ma ad un ascolto attento, porta fuori sfumature diverse e comunque molto apprezzabili.

P.S. Nel 2004 il lavoro è stato ripubblicato col titolo “Actual Fantasy Revisited” con la fondamentale differenza che, in questa nuova pubblicazione, i suoni di batteria non sono più campionati, ma sono suonati dal batterista Ed Warby.

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