Vibrazioni 1.0

Una teoria ritrovata

Ieri sera io e mia moglie ci stavano guardando l’episodio “soggetto ignoto” di criminal minds su dvd. L’episodio parla della caccia ad uno stupratore seriale che, mentre violentava le proprie vittime, le faceva ascoltare e le cantava ossessivamente una singola canzone (e per ogni vittima sceglieva una canzone diversa). Nel corso dell’episodio, mentre alcuni membri della squadra di profiler protagonista della serie perquisiscono la casa di un sospettato, ecco che parte il dialogo che posto qui sotto:

Jennifer Jareau: “Evanescence, Linkin Park e Nickelback…”

Derek Morgan: “[nome sospettato] ama roba gotica e nu metal”

Jennifer Jareau: “E ha un tatuaggio sul fondoschiena con su scritto “coglione”. Il ragazzo non ha niente dei Rage Against the Machine?”

[sguardo stupito di Derek Morgan e di Spencer Reid]

Jennifer Jareau: “Che c’è? sono Rock”

Spencer Reid: “Quanti anni avevi quando ascoltavi quella band?”

Jennifer Jareau: “Forse ero adolescente. Perché?”

Spencer Reid: “A 14 anni cominciamo ad impostare le nostre scelte musicali, lo sviluppo cognitivo si evolve a quell’età e iniziamo a formarci un’identità culturale.”

Derek Morgan: “Smettiamo di ascoltare la musica che piace ai genitori e ascoltiamo quella che piace agli amici”.

Spencer Reid: “E quelle esperienze musicali si imprimono in noi. Gli impulsi ormonali adolescenziali ci fanno sembrare le scelte più personali e passionali. Più avanti nella vita potremmo sperimentare altri generi ma nessuna musica ha un impatto forte su di noi quanto quella che ascoltavamo a 14 anni”.


Ed ecco che, come per incanto, mi passano davanti tante conversazioni avute con amici appassionati di musica, dove gli amici di cui sopra se ne uscivano sempre “ahhh… certo che la musica di oggi non può minimamente competere con quella degli anni [metteteci pure il decennio che preferite]” e io che rispondevo sostenendo che non era la musica ad essere migliore o peggiore, ma semplicemente il fatto che era chi l’ascoltava che, nel corso degli anni, o si interessava meno a ciò che usciva di nuova, o smetteva addirittura di interessarsene, rimanendo ancorato, quindi, a ciò che aveva ascoltato in passato.

L’altra cosa che mi è venuta in mente, però, è stata la constatazione che, nel mio caso, le cose non stavano proprio così. Infatti, se è comunque vero che la mia musica preferita, ad oggi, è il metal, genere che scoperto proprio tra i 12 e i 15 anni, è altrettanto vero che, guardando le mie preferenze personali:

1) i miei 5 album preferiti di tutti i tempi sono usciti tra il 1995 e il 2002 (periodo di età tra i 22 e i 29 anni)

2) tra i miei artisti preferiti, ci sono autori e gruppi nati in ogni decennio dai ’60 fino ai ’90 e, alcuni di questi, sono finiti nella mia top list negli ultimi 5 anni (periodo dai 36 ai 40 anni)

3) la mia top list di canzoni preferite (indicativamente le prime 50) contiene canzoni di tutti i decenni tra gli anni ’60 del secolo scorso ad oggi e, ancora negli ultimi 2 anni, ha subito aggiornamenti dopo la posizione 15.

4) tra le mie preferenze assolute, c’è molta musica metal, ma anche molto altro.

Questo perché mi rendo conto che, da adolescente, non ho scelto dei “gruppi”, ma ho scelto la passione che non avrei mai smesso di coltivare, ovvero la musica, e ho scelto di coltivarla lasciandomi trasportare dalla curiosità di scoprire cose nuove, e mantenendo comunque intatto lo spirito di chi ascolta pronto ad accogliere tutte le sensazioni che gli arrivano.

Arrisentirci a presto 🙂

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