Vibrazioni 1.0

Di Orfani e di rivoluzioni.

Ovvero, un commento al 1° numero della serie a fumetti ORFANI (ultima nata in casa Bonelli).
Comincio, innanzi tutto, a complimentarmi con chi ha portato avanti per più di un anno la campagna pubblicitaria della serie, perché, dopo diversi anni e diversi “numeri 1” che hanno avuto modo di passare tra le mie mani, ho di nuovo sentito il bisogno di “isolarmi da tutto” per poter leggere l’albo in questione senza pause di sorta, e con i sensi concentrati a raccogliere tutto quello che potevo percepire. Nel mio percorso personale di lettore e appassionato di fumetti, solo altre due volte mi era capitato: la prima è stata nel 1991, in corrispondenza dell’uscita del n° 1 di Nathan Never (a mia opinione il miglior fumetto di ogni tempo) e nel 1997, quando uscì il n° 1 di Magico Vento (fumetto che rientra comunque nella mia personale top 5 fumettistica). Unica osservazione che mi sento di fare è che, a mio parere, spiegare prima dell’uscita del primo numero in modo così preciso come funzionava il discorso dei due piani temporali, ha attutito di molto il potenziale dell’effetto sorpresa che si sarebbe potuto scatenare al momento dello stacco tra la prima e la seconda parte dell’albo.
Parlando poi dell’albo in sé, l’inizio della storia mi è piaciuto molto, sotto diversi aspetti:
l’accoppiata disegni-colore rende il senso del dramma e della tragedia in maniera molto vivida; il racconto scritto, sia nei dialoghi che nelle didascalie, pur essendo molto asciutto e sintetico, riesce bene a dipingere la personalità dei singoli personaggi e trovo anche bello il fatto che le didascalie non siano sempre associate ad un personaggio preciso, come se fossero una sorte di voce fuori campo, che raccoglie il pensiero comune dei bambini sopravvissuti; lo stacco tra la prima e la seconda parte è semplicemente stupendo, anche se il fatto di sapere già da prima che ci sarebbe stato, ha diluito e attutito quel senso di meraviglia, che a me fa alzare sempre i voti finali.
Un’altra cosa che ho trovato notevole, è stata il modo di raccontare questo inizio di storia, tanto bonelliano nella gabbia che contiene le vignette, quanto assolutamente non bonelliano nell’impostazione del racconto. Ho proprio percepito, infatti, la volontà di lasciar parlare più le immagini e i colori che non i dialoghi o le didascalie, e poi il ritmo del racconto, specialmente nella dimensione del presente è veramente senza respiro (come di fatto è una vera battaglia). 
Inoltre, anche se in questo inizio sembra assolutamente chiara la divisione tra buoni e cattivi, comunque non trovo che sia un qualcosa che fa perdere di fascino alla storia, anche perché c’è anche una sensazione che le cose possano non essere così come sembrano.
In conclusione, l’albo introduttivo mi è piaciuto molto, trovo che il colore, così come è stato usato, sia veramente un valore aggiunto; i disegni sono spettacolari, l’inizio storia è intrigante e il modo di raccontarla è molto diverso dal modo in cui la Sergio Bonelli Editore ci ha abituato nel corso dei decenni. 
P.S. Messaggio personale per Roberto Recchioni e per Emiliano Mammuccari: ho letto l’intervista che avete rilasciato al sito di Comicus, in cui suggerivate una colonna sonora per leggere l’albo. Beh, io avevo nello stereo CONCERTO MAXIMO dei Pendragon, e vi assicuro che, leggere le sequenze della battaglia sul mondo alieno sulle note di MASTER OF ILLUSION è stato qualcosa di meraviglioso 😉

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