Vibrazioni 1.0

Time What is Time

Ci sono volte in cui avresti voglia di spiegare una tua idea, ma i concetti e i modi in cui vorresti spiegarla ti rimbalzano continuamente in testa in mille modi differenti e non sai mai né se sceglierne uno, né se una combinazione di quelli che ti vengono in mente. In ogni caso, che sia uno solo od una combinazione, non riesci a capire quale scegliere.
A volte capita che questi concetti restino quasi seppelliti per anni, fino a che non trovi un punto di partenza adatto… e a volta capita che l’incipit adatto non sia farina del tuo sacco, ma di quello di qualcun altro.
Per questo, prima di tutto, volevo farvi leggere questa pagina tratta da un fumetto che ho avuto modo di rileggere per intero poco tempo fa: il fumetto in questione è GEA, ideato scritto e disegnato da Luca Enoch e edito dalla Sergio Bonelli Editore.
(Se qualcuno poi volesse recuperare l’albo da cui è tratta questa pagina si tratta del n° 7 della serie di 18 albi intitolato LA CROCIATA DI CLIVE).

 

Come avete potuto capire il punto centrale del discorso che Gea (la ragazza bionda con gli occhiali) si sente fare dall’altro personaggio, riguarda il tempo e il modo in cui noi lo approcciamo. Quante volte sentiamo dire (o diciamo) “vorrei fare [qualsiasi cosa ti venga in mente] ma non ho il tempo di farla” oppure “non ho più tempo per me” o “non mi resta il tempo di fare nulla”? Io sto sentendo queste frasi talmente tante volte, che comincio davvero a pensare che siano troppe. Davvero il tempo che abbiamo è così poco, o forse non saremo noi a starlo utilizzando male? Non saremo forse noi a sprecarlo in attività che di fatto non ci servono né a sopravvivere né a gioire o a godere della nostra vita, ma che pensiamo comunque di dover fare perché “non ne possiamo fare a meno”?
Dal marzo 2004 io lavoro a 100 km di distanza da casa mia e, fino a dicembre dello scorso anno, facevo il pendolare sul treno. Quella particolare condizione faceva sì che la mia giornata fosse preventivamente programmata da fattori esterni (orari di lavoro e orari dei treni) per 15 – 16 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, eppure, nonostante quello, vedevo che il tempo “per me”, per esprimere me stesso e per coltivare quelle mie passioni che arricchiscono la mia vita con la gioia e la felicità che va oltre la soddisfazione di sapere che puoi sopravvivere nel mondo con le tue sole forze, sono sempre riuscito a trovarlo. A volte toglievo qualche frazione di tempo al sonno, a volte o sfruttavo il viaggio o mi ritagliavo momenti in cui mi isolavo dal mondo esterno, a volte organizzavo proprio i miei impegni in modo tale che ci fosse sempre e comunque un momento di tempo che io potessi utilizzare esclusivamente per me.
Nel corso degli anni mi sono sempre sentito dire da svariate persone che loro “non avevano tempo, perché dovevano lavorare”…. Ma io mi chiedo: ma lavorare per chi? Per un’azienda? Per una famiglia? Per i figli? Per l’universo mondo? Vedo persone vivere praticamente sul posto di lavoro, che non ascoltano neanche quando il loro corpo gli dice con la malattia che dovrebbero fermarsi; vedo persone che si affannano a cercare di accumulare più denaro possibile, per poi non avere la minima idea di come usarlo; vedo persone che si annullano o nel seguire i propri parenti, indipendentemente dal fatto che i parenti in questione li rispettino o li disprezzino o nell’adeguarsi ai gusti e alle esigenze della persona con cui vivono; vedo persone che non riescono a star ferme neanche un momento ad ammirare la bellezza che li circonda (sia questa sotto forma di paesaggio, di lettura o di musica); vedo persone che fanno tutto per i propri figli e per la propria casa, ma si dimenticano di regalarsi un momento per fare quello che a loro da piacere. Vedo tutte queste persone e, guardandole negli occhi e sentendo i loro discorsi, vedo e sento la loro insoddisfazione per ciò che stanno vivendo.
Per questo, ultimamente, torno spesso a chiedermi:
Ma davvero tutto quello che pensiamo di dover fare è proprio necessario?
E’ davvero così indispensabile “fare buona impressione” sugli altri?
Abbiamo davvero bisogno di tutto quel denaro che pensiamo di dover accumulare?
Siamo così sicuri che l’amore e la vita richiedano veramente tutto questo sacrificio?
Ultimamente queste domande mi ronzano parecchio in testa e la risposta che mi viene da dare, però, sempre più spesso è un semplice “No”.

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