Vibrazioni 1.0

Di ferite, guarigioni e cicatrici

Ovvero, come ho vissuto questi mesi passati dopo l’incendio.
Sono passati ormai più di otto mesi dal giorno in cui la nostra casa è stata ferita dall’incendio che l’ha colpita il 3/11/2014; mesi in cui si sono mescolati molti eventi e molte sensazioni che non ho ancora avuto modo di vivere ed accettare fino in fondo.
In questi mesi ho vissuto di tutto: dallo stupore e smarrimento iniziale, nel vedere la nostra camera da letto brutalmente danneggiata dal fuoco, e la nostra casa letteralmente invasa dalla fuliggine e dal nerofumo che ricopriva ogni singolo oggetto, alla voglia di ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato e dimostrato grande solidarietà, dal primo giorno in cui si sono dovute fare pulizie urgenti, alle settimane successive, dove si sono dovute fare pulizie grosse; dalla rabbia feroce che mi ha assalito, nel rendermi conto che non avrei potuto aiutare mia moglie come avrei voluto e come sarebbe stato necessario, a causa del fatto che non avevo più giorni di permesso disponibili da poter prendere (e di questo so benissimo chi devo “ringraziare”), alla determinazione nell’organizzare comunque il processo di ripristino della nostra casa, in modo tale da subordinare i lavori al nostro grado di energie e di tempo disponibili, a costo di diluirli in un arco di tempo più lungo del previsto (perché non doveva esistere che, per avere di nuovo una casa agibile in breve tempo, noi si rischiasse di compromettere la nostra salute, o il nostro equilibrio sia personale che di coppia); dallo scoramento nel periodo tra dicembre e gennaio dove, tra cambiamenti sul lavoro e problemi con le assicurazioni, mi sono trovato (per la prima volta in più di 40 anni di vita) a farmi 3 influenze quasi consecutive, alla voglia di non cedere alla tentazione di seguire la logica (per me assolutamente errata) del “finché non sarà tutto a posto non possiamo permetterci di festeggiare alcunché o di riposarci in alcun modo”; dalle difficoltà a dover gestire due tipi di reazioni al trauma praticamente opposti, al divertimento nella ricerca di quella che sarebbe stata una linea comune nella riprogettazione – restaurazione di casa nostra; dal sollievo per l’inizio dei lavori di ristrutturazione, al dubbio di come poter gestire la concomitanza dei lavori in casa nei miei giorni di telelavoro, fino alla contentezza nel vedere sparire mano a mano le tracce dell’incendio, per far largo alla nuova dimensione di casa nostra, così come l’abbiamo ripensata.

In tutto questo, però, ho cercato di lasciar trasparire il meno possibile per quanto riguarda il quanto l’incendio mi avesse colpito, perché mi sono reso conto di quanto questo avesse ferito molto di più mia moglie, portandole via, oltre che molti oggetti, anche molti ricordi per lei importanti. Per questo ho cercato di non buttar fuori le mie angosce o le mie preoccupazioni di quel momento, da una parte per evitare di aggiungerle stress e negatività in un momento che ne era già assolutamente carico, e dall’altro per lasciare che fosse lei a potersi sfogare, per alleggerire il carico che aveva addosso, anche se la cosa non è stata molto facile, e mi rendo conto di aver avuto alcuni sprazzi di forte irritabilità, come non capitava da un po’.

In questi mesi abbiamo vissuto anche alcuni momenti piuttosto tesi, per via della stanchezza che cresceva sempre più, a fronte di una situazione in cui sembrava, anche a causa di parecchie inefficienze esterne, che la fine non dovesse arrivare mai. Sono stati momenti in cui ci siamo trovati a sbroccare ciascuno dei due nei confronti dell’altro, ma alla fine ne siamo venuti fuori. Giusto questo mercoledì (8/7/2015), infatti, siamo riusciti di nuovo a dormire in quella che è camera nostra e sappiamo che mancano solo alcuni ritocchi marginali, più lo svuotamento di una dozzina di scatoloni, per chiudere definitivamente il capitolo “lavori in casa”.

Come ho detto all’inizio, questi sono stati mesi molto duri, ma sono anche stati mesi in cui siamo riusciti, oltre alla ristrutturazione, a realizzare compiutamente il “progetto casa” che avevamo in mente quando siamo entrati qui, ma che in quel momento noi non si era riusciti a far fare, e oggi casa nostra è quella che noi volevamo che fosse.

In questi mesi le sensazioni più brutte, me le hanno date l’odore di fumo, che nei primi mesi impregnava ogni singola cosa, e il trovarsi di colpo, anche verso marzo – aprile, le mani sporche di fuliggine per aver toccato qualcosa in casa (cosa che mi rimandava alle prime settimane post incendio, dove lo sport della casa era proprio il lavaggio mani). Infine, una delle cose che so essere pesata molto a entrambi è stato il fatto che non ci sentivamo più liberi di invitare e di accogliere gli amici come facevamo prima perché, se da una parte c’era comunque la voglia di ospitarli come sempre, dall’altra c’era la sensazione di avere la casa che non era in condizione per poter accogliere gli amici come noi volevamo.

In questi mesi la mia ferita è stata data dal fatto che non ero nelle condizioni per aiutare mia moglie come avrei voluto; la mia guarigione è stata il vedere casa nostra riprendere forma, e mia moglie risollevarsi dalla tensione e dalla stanchezza; la mia cicatrice e il sapere che mia moglie, a causa di questo periodo, è peggiorata di salute, anche se continua a vivere sorridendo e gioendo di ogni cosa bella che le capita.

Ma da oggi si riparte. La casa in cui abitiamo è tornata ad essere Casa Nostra, con i suoi suoni, le sue luci e i suoi colori, e noi possiamo finalmente lasciarci alle spalle il fardello della tensione e della paura di non essere in grado di superare il periodo che l’incendio ci ha costretto ad affrontare.

Siamo noi, siamo ancora vivi e siamo tornati ad essere quello che eravamo.

A presto.

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